Addio ad Augusto Gansser-Biaggi, esplorò il mondo in nome del Ticino

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Addio ad Augusto Gansser-Biaggi, esplorò il mondo in nome del Ticino
(ULTIMO AGGIORNAMENTO E RIEPILOGO, ORE 14.07) L’alpinista e geologo, capostipite di una dinastia di appassionati alla scoperta dell’umanità attraverso i luoghi, si è spento ieri a Massagno all’età di 101 anni. Di lui rimane un’imponente testimonianza su eventi ed incontri in ogni angolo del globo.

(ULTIMO AGGIORNAMENTO E RIEPILOGO, ORE 14.07) L’ultima, splendida traccia della sua esperienza umana ci è venuta attraverso un’originalissima mostra ospitata nell’ottobre 2011 da “Villa Orizzonte” a Croglio, frazione Castelrotto: in materiali originali, immagini, appunti, schizzi e testimonianze indirette, la “memoria privata che diventa memoria restituita” di una dinastia nel cui Dna permane l’istinto all’esplorazione ed alla ricerca sul campo. E di esplorazione si intendeva Augusto Gansser-Biaggi, deceduto ieri all’età di 101 anni e due mesi dopo essersi dedicato sin dal 1934 alla scoperta del mondo intero: con lui se ne va il valore aggiunto dell’uomo di sport (fu alpinista in prima persona, non per racconti di terzi) capace di trasformare in evidenza del quotidiano quanto appreso sui banchi di scuola.

Partiva infatti dall’essere geologo (diploma all’Uni Zurigo, dopo gli studi condotti tra Lugano e Trogen nel Canton Argovia), Augusto Gansser-Biaggi, cui era toccato in sorte il nascere a Milano da famiglia elvetica e rafforzatasi in Ticino con il matrimonio (1937, la moglie era Linda Toti che gli premorì nel 2000 dopo aver combattuto per anni con il morbo di Alzheimer). Ed il geologo, per prima cosa, indaga sassi, pietre, rocce, frammenti e sabbie, intuendone i messaggi che sanno di origine, di evoluzione, di involuzione. In una parola, di documento.

Formidabile il “curriculum”: da assistente del danese Lauge Koch (campo di quattro mesi sul lato est della Groenlandia, 1934), un apprendimento sotto la guida di Eugen Wegmann, Eduard Wenk e René Masson, docenti ed a loro volta geologi rossocrociati; con il germanico Arnold Heim in Himalaya per otto mesi nel 1936; il rientro a Lugano, dove la famiglia si era già ritrasferita nel 1914, poi otto anni (sino al 1945) in Colombia come ricercatore a contratto con un’importante compagnia operante nel ramo idrocarburi. Nel frattempo, famiglia che incomincia ad allargarsi: nascono Ursula (1941), Mario (1943) e Luca (1945), cui si aggiungeranno Manuela (1949), Francesca (1956) e Rosanna (1959). Continue peregrinazioni: 1947-1950, Caraibi; 1951-1958, ruolo di geologo responsabile per la squadra di ricerche della “National iranial oil company” in Iran. Del 1958 il ritorno, all’apparenza definitivo, con un incarico come docente al “Poli” di Zurigo: Augusto Gansser-Biaggi terrà la cattedra sino al 1977, prendendosi solo una pausa nel 1963 per accogliere l’invito di Jigme Dorij Wangchuck, all’epoca sovrano del Bhutan. Ad ogni livello i rapporti interpersonali: dall’àmbito accademico (dall’Università di Peshawar gli venne conferito nel 1983 ìl titolo di “padre dell’Himalaya”) a Deng Xiao Ping, capo del Partito comunista cinese, che lo invitò a più riprese in Tibet. Altre onorificenze: medaglia d’oro della “Royal geographical society”, “Premio Gaudry” della “Società geologica francese”, cooptazione nella “Nepal geological society” e nell’italiana “Accademia dei lincei”.

Da qualche anno Augusto Gansser-Biaggi viveva a Massagno, circondato da ricordi e dall’affetto dei familiari. Non mancheranno gli estimatori, mercoledì 18 gennaio, alle esequie che avranno luogo al crematorio di Lugano; non mancheranno, ed è giusto che un tributo (anche ufficiale) venga reso a questo esploratore. Di cose, di montagne, di genti, di anime.

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