Arcisate-Stabio, sul cantiere italiano gli abusi erano sacrosanta verità

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Arcisate-Stabio, sul cantiere italiano gli abusi erano sacrosanta verità
Si chiude con un accordo di assunzione la vicenda dei 30 operai (su 33) che lavoravano per la “Ingegner Claudio Salini SpA” attraverso un’agenzia interinale: per tutti l’assunzione a partire da giugno. E dopo Pasqua - beh, meglio tardi che mai, ma è tardi egualmente - sarà definito anche il protocollo riguardante le procedure di sicurezza e gli orari di lavoro…

Dunque era tutto vero, dalla prima all’ultima riga, ciò che il “Giornale del Ticino” aveva rivelato circa la posizione professionale di gran parte delle maestranze sulla costruenda tratta ferroviaria Varese-Arcisate-confine: 30 dei 33 operai si trovavano in condizione di sostanziale irregolarità, essendo sotto contratto non già con l’azienda capofila del consorzio, ma nel nome di una normalissima agenzia interinale con uffici a Lecco. Tanto che, dopo la denuncia pubblica di uno stato dell’arte inaccettabile e contrario alle normative vigenti sul suolo italiano, in fretta e furia la situazione è stata affrontata ed almeno parzialmente risolta. O, per meglio dire: i vertici della “Ingegner Claudio Salini SpA” in Roma, nella circostanza rappresentati da Sebastiano Rao nel ruolo di direttore dell’area risorse umane, si sono dichiarati disponibili a mettere ordine al proprio interno ed a sistemare tutto quanto era stato lasciato per strada. Fatto importante, ma anche preoccupante: non di semplici sensazioni si trattava, ma di riscontri dalla realtà dei fatti; e dai riscontri era emerso il mancato rispetto delle leggi. Cosa di cui i controllori istituzionali, quando si dice il caso, non si erano accorti.

Alla riprova, è stato accertato che i problemi erano tutti quelli qui riferiti varie settimane or sono e che avevano costituito anche motivo per un’interrogazione parlamentare del granconsigliere Lorenzo Quadri, preoccupato circa il possibile utilizzo di personale interinale anche al di qua della frontiera (già: diverso il committente, uguale l’esecutore). Dei 30 collaboratori acquisiti attraverso la filiale della “Tempor SpA” si è già detto: consta ora un impegno, espresso ai rappresentanti sindacali delle sigle Cgil-Cisl-Uil, per l’integrazione progressiva delle forze-lavoro con decorrenza da giugno, ovvero per l’assunzione diretta sotto il nome dell’impresa capofila. Buona nuova anche per ciò che concerne le procedure su tutti i temi rilevanti e non affrontati sino ad oggi (o, per la precisione, affrontati unilateralmente ed in modo non congruo rispetto a ciò che è stabilito per legge): per i giorni successivi alla Pasqua è annunciato un nuovo incontro tra i “partner” sociali al fine di definire un protocollo generale.

Ed a che cosa sarà dedicato tale documento? Alle procedure in materia di sicurezza, di regolarità, di subappalti (subappalti? Uhm), di orario di lavoro e di organizzazione del lavoro sui cantieri. Gran bella cosa, ché ciò era stato rivendicato dall’area sindacale Feneal-Uil, ma due interrogativi restano: come mai, con un’opera avviata a luglio 2009 se fa stato la data di inaugurazione ufficiale e che dovrebbe concludersi entro il 2013, solo dopo due anni qualcosa viene affrontato nei termini invero propri della normalità legale? E perché un passo viene compiuto solo quando qualcuno della stampa si muove, va a mettere il naso sul sedime dell’opera e pone qualche domanda?

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