Colpo di stiletto / Svista da “harakiri” sul casellario giudiziale

Colpo di stiletto / Svista da “harakiri” sul casellario giudiziale
Nel Gran Consiglio ben frequentato da giuristi con corposo “curriculum” può accadere anche questo: che nessuno si accorga di aver piantato un palo tra gli occhi della Costituzione, modificandone una norma acquisita per... errore collettivo al momento di votare in aula. Ci si creda oppure no, ma bisogna crederci perché la tragicommedia si è materializzata oggi a Palazzo delle Orsoline in Bellinzona, questo figura agli atti fra le vicenduole afferenti al dibattito sulla revisione della Legge sui diritti politici, testo bersagliato già in partenza da 72 (leggasi: settantadue) emendamenti: chi si candidi ad una carica elettiva qualsiasi - compresi i Municipi, compreso lo stesso Consiglio di Stato, al limite - non sarà più tenuto a presentare l'estratto del casellario giudiziale, cioè l'unico strumento dal quale si possa desumere se il soggetto abbia subito condanne. Nessuna “manina” occulta, nessun trucco, nessun inganno sepolto fra le righe: trattavasi per l'appunto di emendamento, con regolare firma del liberale-radicale Giorgio Pellanda, ma a quanto pare tutti erano convinti di votare su altro emendamento proposto dal leghista Michele Foletti, il quale aveva raccomandato tale decisione - cioè la non obbligatorietà di presentare l'estratto del casellario giudiziale - con riferimento alle sole candidature per i Legislativi comunali. Uno svarione collettivo che, se adottato, avrebbe costituito “vulnus” all'ovvio. Per buona sorte, nel “bailamme” generale, agli errori vi è modo di porre rimedio: nuova votazione, e situazione riportata alla normalità con un “sì” alla tesi di Michele Foletti.
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