Fu tentato assassinio: condannato lo sparatore di Giornico

Fu tentato assassinio: condannato lo sparatore di Giornico
Carcere per nove anni ed espulsione per 10: così la Corte delle Assise criminali in Lugano, oggi, a carico del 68enne croato che nel dicembre dello scorso anno tirò un colpo di pistola all'uomo per conto del quale egli avrebbe tentato di combinare un matrimonio di comodo. Respinta la tesi del difensore, che aveva puntato direttamente all'assoluzione del cliente.

Erano in ballo 6'500 franchi ed una promessa di “mariage sans amour” - cioè di matrimonio combinato - impegnativa per il contraente pagante (figurarsi: sarebbe potuto rimanere in Svizzera, ben sapendo che non c'erano altre vie per lui richiedente l'asilo senza aver titolo alcuno) e per una donna che, invece, del passaporto rosso disponeva. La donna si tirò indietro, l'asilante andò a pretendere i soldi dal sensale dell'affare truffaldino, e per tutta risposta si buscò un proiettile che non lo mandò al Creatore solo perché passò ad un'unghia dalla giugulare. Di 'sta storiaccia si ebbero due esiti: l'uomo ferito riuscì a cavarsela, e ciò fu acquisito alle cronache tempo addietro; di oggi, invece, la condanna dello sparatore per cosucce quali il tentato assassinio, l'infrazione alla Legge federale sulle armi e l'inganno aggravato per “matrimonio putativo tentato”, cioè per aver ideato il piano con cui l'uno e l'altro e l'altra ancora avrebbero goduto illegalmente di un beneficio. Condanna pesantuccia: carcere per nove anni, più espulsione dalla Svizzera per 10 anni; il che, considerandosi l'età non tenera (68 anni) dell'uomo che impugnò la pistola, in caso di conferma al sicuro appello equivarranno ad un'anticamera del “fine pena mai”. I fatti, ben li si ricorderà, maturarono tre giorni prima del Natale scorso dalle parti di Giornico, in zona boschiva, e sulle prime davvero si rischiò di non capire nulla. Per definire il quadro servirono elementi probatori dal terreno, testimonianze prelevate con il cavadenti e l'attitudine all'uso del crivello, cioè a scartare le ipotesi più logiche per arrivare ad un percorso in cui colmare via via le lacune. E dall'impalcatura della ricostruzione emerse un caso da manuale: giovane pakistano, oggi 29enne, con ambizioni di impalmare (per motivi di comodo giacché destinato all'espulsione) una residente svizzera; intermediario croato con domicilio a Biasca, oggi 68enne, che si proponeva come intermediario in offerta speciale, buon prezzo a saldo e stralcio di ogni pretesa; residente svizzera che avrebbe dapprima detto “sì” all'affare, ricorrendo un suo tornaconto, e poi si sarebbe orientata su diverso avviso per ragioni che qui non formano materia del contendere. Quando seppe del “no” - questo dice l'aula - e si trovò senza donna e senza denari, il 29enne puntò almeno al recupero di quel che credeva fosse recuperabile, e non sembrò allarmarsi nemmeno nel momento in cui la via dei quattro passi da farsi per approfondire la questione e per addivenire ad un accordo incominciò a portare verso una zona discosta. Dove il croato tirò fuori un'arma, ed il resto è noto. Alle Assise criminali in Lugano, presidente Amos Pagnamenta, tesi e richieste agli antipodi tra accusa e difesa: per la procuratrice pubblica Chiara Borelli, tutto chiaro e condanna secondo effettiva gravità dei reati commessi; direttamente all'assoluzione, per contro, aveva puntato l'avvocato Patrick Gianola difensore del 68enne. Prospettiva di ricorso in appello, al 100 per cento.

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