Traffico di migranti via Ticino, 17 indagati in un'inchiesta transnazionale

Traffico di migranti via Ticino, 17 indagati in un'inchiesta transnazionale
Sgominata un'associazione per delinquere a saldatura tra varie “gang” lungo l'asse Albania-Sicilia-Lombardia-Svizzera, sull'esito di indagini avviate nel dicembre 2016. 10 le persone già in stato di fermo. Il valico di Monteggio frazione Ponte Cremenaga era uno dei punti “privilegiati” di transito dei clandestini.

Investe in pieno il Ticino, per l'articolazione sistematica del traffico di esseri umani attraverso il territorio cantonale e per la presenza di due stranieri domiciliati a Maroggia, l'inchiesta avviata nel dicembre 2016 e nel cui quadro 10 persone sono state fermate oggi ed altre sette risultano ricercate su decreto della Procura distrettuale antimafia di Palermo. Gli addebiti: traffico di armi, riciclaggio di denaro e di preziosi, associazione transnazionale per delinquere dedica al traffico di clandestini, il tutto nel contesto di una saldatura tra varie organizzazioni criminali quali Cosa nostra (a Catania) ed ex-membri della “Nuova Uck”, gruppo paramilitare albanese. A Zurigo il capolinea effettivo - da qui partiva semmai una diramazione verso la Germania - della struttura all'interno della quale operavano italiani, macedoni, kosovari ed albanesi, come accertato nel corso delle indagini sviluppate in attività di cooperazione giudiziaria e di polizia tra almeno cinque Paesi.

Referente in Kosovo era Arben Rexhepi, già paramilitare all'epoca della cosiddetta “Guerra dei Balcani”, ora riciclatosi in collettore di persone intenzionate a raggiungere il Centroeuropa; Driton Rexhepi e Xhemshit Vershevci gli uomini di appoggio in Italia per il convogliamento verso la frontiera con la Svizzera, con l'assistenza di due comaschi - al secolo Franco Mapelli, 48 anni, da Gravedona in Gravedona, e Tiziano Moreno Mapelli, 51 anni, da Bellano in Dongo - che dal 47enne Xhemshit Vershevci, kosovaro di Sllkoc nel frattempo domiciliatosi a Delebio (Sondrio), avrebbero ricevuto le “consegne” di migranti cui far raggiungere in auto un punto di confine con il Ticino; a garantire il trasferimento erano poi un'italiana, Jlenia Fele Arena, 35 anni, ed un kosovaro, Ibrahim “Brraka” Latifi, 34 anni, l'una convivente dell'altro e con domicilio stabile per l'appunto a Maroggia. Quanto il Ticino fosse punto nevralgico per gli spostamenti dei clandestini risulta dalle evidenze su una brillante operazione effettuata dalle Guardie di confine e da effettivi della Polcantonale intorno alle ore 20.40 di lunedì 13 marzo 2017, quando al valico di Monteggio frazione Ponte Cremenaga venne intercettato un furgone con targhe svizzere ed a bordo del quale si trovavano 11 clandestini; l'autista del veicolo fu tra l'altro trovato in possesso di oltre 30'000 euro, ossia le quote pagate dai migranti per ottenere il passaggio. Non solo: è emerso che due dei clandestini avevano rapporti diretti con Driton Rexhepi, fratello del menzionato Arben Rexhepi, e che dopo identificazione ed espulsione dal territorio svizzero entrambi furono “recuperati” dallo stesso Driton Rexhepi e da Xhemshit Verschevci a breve distanza dal confine, e da lì portati - in un albergo, pare - in zona imprecisata tra Colico (Lecco) e Morbegno (Sondrio). L'obiettivo: portare nuovamente i due clandestini in Ticino, avvalendosi della collaborazione di Ibrahim “Brraka” Latifi e di Jlenia Fele Arena, che secondo gli inquirenti erano già gestori “in proprio” di un canale per l'immigrazione illegale dall'Italia alla Svizzera; ed in tal caso il trasferimento riuscì, a bordo di un'auto con i vetri oscurati ed alla cui guida si trovava la stessa Jlenia Fele Arena. Ed ancora: accertato un secondo episodio di traffico di esseri umani, ad aprile 2017, dal Kosovo e sempre sulla linea gestita da Arben Rexhepi per tramite di Ibrahim “Brraka” Latifi e della sua compagna, a quel punto entrati in pianta stabile nell'organizzazione. La filiera venne interrotta al fine maggio, quando Arben Rexhepi fu tratto in arresto da agenti della Polizia kosovara per ipotesi di reato pertinenti al traffico internazionale di clandestini e di armi da fuoco; armi da fuoco che, appena giunto su suolo elvetico, proprio uno degli illegali fatti transitare dal Ticino avrebbe gestito per conto di Arben Rexhepi.

A margine del traffico di migranti, parte dei quali venivano “regolarizzati” con fittizi contratti di lavoro in Italia, anche il tentato riciclaggio dei proventi di una partita di diamanti per il controvalore di circa 13 milioni di franchi e, per quanto risulta alle autorità peninsulari, provento di furti perpetrati su suolo svizzero.

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