Tragica scoperta, trovato morto a Milano il “manager” scomparso

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Tragica scoperta, trovato morto a Milano il “manager” scomparso
In un appartamento nella zona di viale Monza - ed a distanza di pochi metri dal luogo in cui era stata individuata la sua auto - il cadavere di Enrico Maccari, 54 anni, dirigente alla “Gnosis bioresearch Sa” di Sant'Antonino e la cui scomparsa era stata denunciata dai figli appena dopo Natale. Causa presumibile, un malore. Ma in quelle stanze c'era forse qualcun altro...

Ed anche l'ultima, residua, minima illusione si è spenta: è stato trovato morto questo pomeriggio, in un appartamento di via Fratelli Pozzi 1 nel quartiere Gorla a Milano, il 54enne Enrico Maccari, cittadino italiano da Lecco in Bellinzona quartiere Giubiasco, la cui scomparsa era stata denunciata dai figli dopo ultimo contatto nella sera di Natale. L'uomo, “manager” nel comparto industriale e per lungo tempo ai vertici di un'azienda del comparto chimico a Basilea, operava in qualità di dirigente alla “Gnosis bioresearch Sa” di via Lischedi 11 a Sant'Antonino. Le cause del decesso, che dovrebbe risalire al giorno di Santo Stefano o a quello successivo, sono al momento solo presumibili: da ipotizzarsi, di principio e con minimo margine di sconfessione, un malore in assenza di persone che potessero portare soccorso e nell'indisponibilità dei medicinali che Enrico Maccari aveva sempre con sé ma che erano stati lasciati a bordo dell'auto al pari del “personal computer” dell'uomo. L'auto, già: quella vettura aziendale che, grazie al sistema di rilevamento satellitare, era stata individuata venerdì 29 dicembre, all'incrocio tra via Fratelli Pozzi e viale Monza, in pratica davanti allo stabile nel quale si è consumato il dramma.

Dissolte dunque le tante teorie costruite e propalate, nell'arco di una settimana abbondante, da giornalisti ricchi di fantasia ma privi del senso della realtà e di conoscenze ambientali: nessun allontanamento volontario, nessuna fuga all'estero, nessuna necessità di eclissamento; e nemmeno qualcosa di attinente alla relazione sentimentale che il 54enne, reduce da un divorzio e da un periodo personale non facile, aveva instaurato con una 47enne camerunense abitante in Francia e che avrebbe dovuto tra l'altro raggiungerlo sabato 30 dicembre a Bellinzona (a margine: pare che la donna sia diventata irrintracciabile). Bastava che si cercasse a chilometri zero da un preciso punto, tutto qui. Perché a Milano, dopo che aveva trascorso vigilia e Natale in Lombardia con i figli e dopo averne accompagnato uno all'aeroporto della Malpensa, Enrico Maccari non era capitato per caso: o un appuntamento, o la disponibilità temporanea dell'appartamento, e si abbia il coraggio di scegliere l'ipotesi più congrua ossia evitandosi di escludere la coincidenza tra l'una e l'altra. Da fonti giornalistiche consta che i locali siano in uso per attività professionale ad un cittadino colombiano “transgender” con fissa dimora in Italia; la scoperta del corpo di Enrico Maccari sarebbe addirittura mera conseguenza - questa la tesi avvalorabile sino a che sarà opportuno il difenderla - della prolungata assenza del transessuale e della preoccupazione espressa da due vicini di casa, suoi conoscenti, che infine avrebbero deciso di rivolgersi alle forze dell'ordine. Sta di fatto che la soluzione del caso era lì, proprio lì, a portata di mano - da giorni, da oltre una settimana - degli agenti della Polizia di Stato; del resto, e si sa, durante un periodo festivo danno poco nell'occhio le tapparelle abbassate e le luci di casa spente.

Non è questo l'unico spettro aleggiante sulla vicenda. Misteri: quali che siano stati il momento e la causa del presunto malore (viene di principio escluso l'intervento di terzi ossia un atto violento), il “manager” si trovava con altre persone? E tali persone si sono rese conto della situazione, disinteressandosi della cosa o fuggendo per timore di essere coinvolte a qualche livello? Dove sono i cellulari - due, uno era aziendale - che risultano spenti addirittura da sabato 23 e da lunedì 25 dicembre rispettivamente? È vero che l'abituale fruitore dell'appartamento non ha mai fatto ritorno sul posto da due settimane a questa parte? Caselle vuote per le quali trovare rapidamente un tratto di penna con risposte che non lascino dubbi, a partirsi dall'esito dell'autopsia cui il cadavere sarà sottoposto nelle prossime ore. Certo: se risultassero segni di violenza, se emergesse anche un semplice sospetto di coercizione subita, le indagini dovrebbero sin da sùbito orientarsi ad ampio spettro. Possibile davvero, è la domanda di fondo, che tutto si riduca ad un simile episodio in un simile luogo con una di quelle scene che sembrano costruite ad arte? Il credibile e l'incredibile, a volte, si avvicinano al punto da sovrapporsi per un lembo; ed all'incredibile bisogna affidarsi, ora, per non chiudere la storia come un tragico incidente in triste contesto.

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