Pala & piccone / Mendrisio-Varese via rotaia, malvenuti alla cruda realtà

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Pala & piccone / Mendrisio-Varese via rotaia, malvenuti alla cruda realtà
Oggi primo “test” effettivo di servizio sulla linea. Evidenze: un treno si inchioda in deposito ed incamera ritardi complessivi per 57 minuti; un altro convoglio nemmeno riesce ad uscire dalla stazione; utenza media sui convogli viaggianti, si stava in 10 compreso il macchinista. C'è tempo per migliorare, sicuro; peggiorare, impossibile.

Domandarsi: se accusa ritardi - e per “ritardo” intendiamo qualcosa di sufficiente a far sbuffare l'utente pagante attendente sulla banchina della stazione di transito - un treno ogni tre fra quelli che giungono da Milano in Ticino via Chiasso, e se accusa ritardi - vale la medesima premessa - un treno ogni due fra quelli che in fascia acuta risalgono da Gallarate via Luino e Gambarogno per sfiatarsi in stazione a Cadenazzo, vogliamo forse che il meraviglioso, abbacinante, dirompente “Flirt” della neonata linea S40 Varese-Stabio-Mendrisio-Chiasso-Como si sottragga al destino comune? Davvero: in coscienza, in coscienza possiamo noi volere ciò, con il rischio magari di mettere in crisi il processo di crescita del cucciolotto, che se arrivasse puntuale farebbe sì quanto gli è chiesto, ma povero bao, ritrovandosi isolato dalle compagnie, additato come il secchione della classe, o come “quello che vuol fare a modo suo”, o come quello che “beh, è chiaro che se la tira”, ed insomma una potenziale vittima di bullismo? Ma Dio ci scampi da simile insidia, signori della corte: siamo tutti padri e madri, siamo tutti compartecipi del processo di crescita della società e mai, mai vorremmo che sotto le bandiere della “Tilo Sa” insorgesse il rischio di una discriminazione. Che si viaggi in ritardo o che non si viaggi affatto, dunque, sulla linea che in Lombardia considerano come rete di collegamento Varese-Como con utilizzo parziale del territorio svizzero; e che di ciò s'abbia testimonianza epocale sin dal primo giorno, non che nella mente di taluno baleni l'idea (ovvibile, ovvibile) di far funzionare le cose.

Nemmen s'ha bisogno di scivolare in una caparra di facondia eristica, stamane, dicendoci la realtà quanto si temeva e persino più di quanto un misoneista acefalo si sarebbe atteso. Esordio “reale” (ieri fu giornata da clientela avventizia e turisticamente curiosa; da oggi si incomincia con i passeggeri che al servizio dovrebbero affidarsi) della Varese-Arcisate-Stabio-Mendrisio-Chiasso-Como, e caso numero uno: convoglio numero 25408 delle ore 7.07, Como direzione Mendrisio, kappaò tecnico all'accensione dei motori, nessun vettore sostitutivo disponibile in deposito, spegni-riprova-va-non va-va, sollecitato l'orgoglio del macchinista, miracolo compiuto nel senso che il “Tilo” viene messo in marcia con marginalissimo ritardo di 57 minuti, l'ideale per un frontaliere che debba rispettare normalissimi orari di fabbrica o di ufficio. Esordio reale ut supra, e caso numero due: convoglio numero 25460 delle ore 8.06, Varese direzione Mendrisio, piantato sui binari in partenza con l'atteggiamento di un gatto che configge le unghie nella carne altrui, pretenderete mica che io mi muova da qui? Ed infatti, manco un “plissé”; cancellazione della corsa, spoglie opime del convoglio trascinate pietosamente al riparo da occhi indiscreti e sottoposte a trattamento tipo “Cyborg”, domani è un altro giorno ma per oggi lasciamo perdere. Non possiamo tuttavia non aggiungere al pacchetto un paio di chiavicate dello stesso tenore sull'ordinaria linea da Milano a Chiasso, tanto per complicare l'esistenza a questi imbecilli che vogliono proprio fidarsi della rotaia.

Oh, non rumoreggiate, evitateci il brusio. “Questi” imbecilli siamo noi viaggiatori, eh, noi che accettiamo i ritardi come elemento ormai fisiologico, noi che ci facciamo rimbambire dalle suadenti campagne “Tilo” in forma di cartellonistica, noi che ci sorbiamo la martellante pubblicistica orchestrata da comunicatori disposti a tutto fuorché ad affrontare i problemi a viso aperto, e che si rifugiano invece in sistematici autoapprezzamenti, noi che chiudiamo un occhio ed anche l'altro quando a bordo di un treno si sta insardinati. Pericolo, quest'ultimo, che sulla Mendrisio-Stabio-Arcisate-Varese non si corre, almeno per il momento e per quanto constatato: in peregrinazione avantindré di oggi, a bordo, si era una decina compresi il macchinista e, se l'occhio non ha ingannato, un paio di colleghi di altre testate, anch'essi lì per dare una sbirciatina. La prossima volta portiamo un mazzo da “scala 40”, via, nel caso si debba ingannare qualche attesa mentre ti riaccendono il ciufciuf; fa un po' “Orient express” e fa molto samovar, non vi pare?

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