Italiano, quo vadis? / Basta un momento per provar «dispiacimento»

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Italiano, quo vadis? / Basta un momento per provar «dispiacimento»
Vertici Rsi un filino sull'irritato, nelle scorse ore, per l'uso in apparenza “disinvolto” di un testo da parte di terzi; per farla breve ma breve sul serio, ché 'sta storia sta ormai rimbombando soprattutto a causa dei mutamenti d'accento e di pensier, al Comitato per il “sì” alla civica nelle scuole si erano appropriati una frase estrapolata e che, citata come da fonte Rsi, sembrava quasi esser forma di occulto sostegno da parte dei reggitori l'ente parapubblico. Sulla scia d'una vibrante protesta, la correzione sotto forma di rettifica a tutti gli effetti: nessuna intenzione di violare le regole del dibattito politico, dunque ecco l'espressione del “proprio dispiacimento”. A proposito della natura e del reale significato del messaggio si potrebbe anche disquisire (e magari trovate un cenno in altra parte del giornale); circa l'uso di “dispiacimento”, ecco, saremmo andati più cauti. Un po' per il significato effettivo della parola, ed un po' perché siamo sul desueto elevato all'oblito e moltiplicato per il negletto: a parte le traduzioni varie dei santi Evangeli, l'ultima menzione letteraria risale ai tempi di Matteo Villani e della sua “Cronica”, nella prima metà del '300...
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