Hockey / “Federales” italiani irremovibili, Ambrosiana e Killerbees via dal Ticino

Hockey / “Federales” italiani irremovibili, Ambrosiana e Killerbees via dal Ticino
Saltano due società le cui prime squadre erano già iscritte (ed avevano militato) in Terza lega ed in Quarta lega. Motivo: l'obbligo imposto di... rientro alla base. Due pesi e due misure, si direbbe, se si pensa ad altri casi eclatanti.

Forti con i piccoli, generosi con i grandi. Quasi a conferma della visione miope che ha trascinato l'hockey italiano al ribasso sino a provocare la scomparsa o il declassamento di realtà storiche e la dispersione di energie in piazze potenzialmente assai rilevanti, i vertici della Federazione italiana hanno vinto in queste ore - con forme non dissimili da quelle di un “ukase” - una stupida battaglia contro varie società dilettantistiche, imponendo il rientro delle prime squadre sotto l'egida della stessa Fisg. Ciò significa che, al pari del Bressanone (in Quarta lega austriaca) ed Icebears Dobbiaco (idem), di ritorno in quota tricolore sono da oggi i Killerbees Varese e l'Ambrosiana Milano, già in Terza lega gruppo 1-est ed in Quarta lega gruppo 1-est sotto bandiera rossocrociata, i primi con militanza nelle ultime due serie sin dal 2008 (in origine con la denominazione Icesport Varese) ed i secondi freschi di arrivo (una sola stagione disputata, nel ruolino di marcia l'onore di una vittoria). Entrambe le squadre dovrebbero confluire di nuovo nella serie C italiana, la cui formula è destinata ad una ristrutturazione (ma non è detto che ciò avvenga nell'immediato, dopo gli anni di sperimentazione del torneo interregionale Lombardia-Piemonte-Valle d'Aosta).

I fatti, nell'ambiente, sono noti. L'arrivo dei Killerbees Varese, ai tempi, non era stato propriamente accolto con fanfare ed applausi; nel corso degli anni, anche in ragione di una parziale osmosi e di una crescente conoscenza reciproca, i rapporti si erano tuttavia rasserenati e fatti cordiali. Sul filo della differenza di un voto, a quanto pare, era stata accettata poi l'iscrizione dell'Ambrosiana Milano, riallocatasi al “PalAlbani” di Varese come sede di gioco anche come segno di buona volontà da parte della dirigenza meneghina. E dunque, che mai poteva accadere, essendo state digerite ed in qualche modo metabolizzate tali presenze? Poteva capitare soltanto che alla Fisg, nel contesto di una gestione che vuol essere globale tanto che sotto lo stesso ombrello ricade il coordinamento dell'attività agonistica per tutti gli sport invernali (compreso il curling, compresa la danza...), incominciassero a mugugnare per quella che forse è stata considerata alla stregua di una frammentazione delle energie e delle risorse finanziarie. Nel 2016 una prima indicazione, a febbraio 2017 una delibera-ghigliottina: o tornate o siete morti. Già ai tempi della finale Killerbees Varese-Cramosina per la Coppa Ticino 2016-2017, in marzo, sulle tribune del “Centro sportivo” di Bellinzona, un sussurro preoccupato era stato espresso da Matteo Cesarini in qualità di presidente della società bosina: “Stiamo provando a trovare una soluzione alternativa, noi teniamo a questa storia che stiamo costruendo in Ticino”. L'ipotesi di lavoro: costituzione di un'altra realtà, con sede al di qua della frontiera, fermi restando allenamenti e pista di gioco al “PalAlbani” di Varese. Troppe, tuttavia, le difficoltà: ogni giocatore sarebbe stato da riqualificarsi come tesserato in Svizzera, con procedura di “transfer-card” individuale (e, per quanto si sa, il costo si aggira intorno ai 1'300 euro per ciascun atleta: l'assurdo, trattandosi nella stragrande maggioranza di dilettanti a zero salario ed a zero rimborso-spese); ai Killerbees Varese sarebbe stato poi precluso l'accesso alle finali di ogni campionato, in ragione dell'essere quasi tutti i giocatori italiani considerati come stranieri (vale infatti il primo tesseramento). A conti fatti, strada impraticabile.

A colpo ancora non assorbito ma a mente fredda, Matteo Cesarini mastica ora amaro: “Abbiamo cercato qualsiasi via di intermediazione legale, abbiamo cercato ogni modalità di dialogo. A malincuore, molto a malincuore, dobbiamo lasciare il Ticino e la Svizzera dove abbiamo trovato amici che ci hanno accolto e sostenuto; della Federazione svizzera non possiamo far altro che lodare puntualità e precisione sempre mostrate nell'organizzare le competizioni, un ringraziamento particolare dobbiamo poi a Paolo Angeloni (già agonista in quota Ascona, poi coordinatore di Terza e Quarta lega per la Svizzera orientale, ndr) che si è speso in prima persona, insieme con i responsabili federali di riferimento, per individuare le soluzioni grazie alle quali sarebbe stata ancora possibile una nostra partecipazione al campionato di Terza lega. Tra l'altro, ce ne andiamo con un successo che ci inorgoglisce - la Coppa Ticino, portata per la prima volta in bacheca - e da squadra qualificata in Coppa Svizzera; senza dimenticare il fatto che stavamo mettendo a punto strategie e rafforzamento di organico in funzione di un possibile assalto alla Seconda lega, facoltà introdotta in tempi recenti”.
Addio, dunque. Un addio che stona: per la cronaca, ed infatti, la serie A italiana è insussistente come torneo autonomo (la stagione viene disputata all'interno del campionato austriaco Alps, nel quale militano inoltre squadre di Austria e Slovenia), ed il Bolzano è addirittura iscritto al campionato austriaco Ebel (prima serie). I Killerbees Varese, per parte loro, ci rimetteranno anche nell'assetto: né in serie C (la categoria cui si ritrovano iscritti) né in serie B è consentito l'utilizzo di stranieri. Nemmeno di quelli che da decenni vivono - e lavorano in ben altri contesti professionali - a Varese e nei dintorni...

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