L'editoriale / Tragedia di Cannero, tutti con la coscienza a posto?

Versione stampabileVersione PDF
L'editoriale / Tragedia di Cannero, tutti con la coscienza a posto?
(ULTIMO AGGIORNAMENTO E RIEPILOGO, ORE 15.59) Non casuale, non prodotto di una coincidenza irripetibile è la morte del 68enne bellinzonese che ieri, mentre viaggiava in moto dal Ticino verso Verbania, è stato centrato ed ucciso dai massi piovutigli addosso. Strada “maledetta”? No: di maledetta c'è solo l'incertezza quotidiana di quanti transitano da e verso il confine. E, sia per questo sia per rendere giustizia alla vittima, ci aspettiamo l'apertura di un'inchiesta senza “se” e senza “ma”.

(ULTIMO AGGIORNAMENTO E RIEPILOGO, ORE 15.59) Pur nel suo manifestarsi anche in un lampo (tre secondi, tre banali secondi fecero ieri la differenza tra vita e morte per il 68enne ticinese travolto dalla frana a Cannero Riviera, frazione Carmine Inferiore, 9.5 chilometri a sud del confine sul Verbano-Cusio-Ossola, durante un viaggio in moto dal Ticino verso Verbania), non vi è fatto di cronaca che non comporti un'analisi e non imponga una riflessione. Analisi e riflessione che qui, proprio sulla tragedia ancora fresca, coincidono persino con le prime conclusioni.

a) Ci si stupirà se entro domattina, alla Procura della Repubblica italiana in Verbania (che è competente per territorio), non sarà stato aperto un fascicolo d'inchiesta per omicidio colposo, al momento contro ignoti, per la caduta dei massi sulla carreggiata della Statale numero 34 “del Lago Maggiore”; almeno in termini di ipotesi di reato - che noi vediamo chiara e netta - sussiste infatti la non irripetibilità delle coincidenze e viene pertanto a mancare l'elemento proprio della casualità; qualcosa di assai diverso, in sostanza, dalla caduta di un meteorite. Esistono, su suolo peninsulare, precedenti giudiziari oltremodo articolati ed oltremodo espliciti; e qui il dubbio ha dimensioni e peso almeno pari a quello del dramma consumatosi.

b) Quanto accaduto al 68enne Roberto Rigamonti, che lì stava transitando con la sua “Honda Gold wing” ed il cui compagno di escursioni si è salvato per il margine di una curva o due (viaggiava su altra sella, e si è accorto della sciagura solo quando non ha più visto sopraggiungere l'amico), è evento che ricalca episodi più o meno gravi occorsi nel recente e nel meno recente passato; alla riprova, dunque, insufficienti o inadeguati si rivelano i copiosi investimenti effettuati per la sicurezza del tratto stradale, e ciò ad onta sia di solidi contributi pervenuti negli anni da vari enti territoriali tricolori sia dell'utilizzo di ristorni dal Ticino. I ristorni, per l'appunto: denaro acquisito dalle imposte che i frontalieri pagano qui e che, con una serie di partite di giro dall'utilità e dai tempi di esecuzione oltremodo dubbi, è da destinarsi all'esecuzione di opere infrastrutturali dall'interesse transfrontaliero, il che ponesi di principio per strade di collegamento prioritario con il confine al di là dell'essere tali arterie in gestione a questo o a quell'ente (per dire, e respirate a fondo prima di leggere: l'odierna Provinciale numero 75 “di Valle Cannobina”, che da Cannobio sale sino a Malesco per inserirsi sulla Statale numero 337 sfociante al ticinese punto di valico in Centovalli frazione Camedo, era fino al 1989 una Provinciale - la numero 75 “di Fonte Carlina” - affidata pertanto all'Amministrazione provinciale di Novara; dal 1989 al 2001 la competenza passò all'Anas, dunque allo Stato, con ridenominazione in Statale numero 631 “della Valle Cannobina”; dal 2001 affidamento alla Regione Piemonte e contestuale trasferimento delle competenze dalla Regione Piemonte all'Amministrazione provinciale del Verbano-Cusio-Ossola, costituitasi nel 1992 per scorporo dalla Provincia di Novara, e con l'ultima denominazione. I passaggi, quindi: Provincia1-Stato-Regione-Provincia2, tra l'altro non coincidendo più i poteri tra Provincia2 e Provincia1 in forza di un'improvvida riforma approvata nell'aprile 2014. Nota a margine: fatti salvi qualche intervento di consolidamento e la manutenzione ordinaria, si domandi ai residenti in zona se il tracciato sia o non sia disagevole quanto quello di 30 anni or sono).

c) Con l'obbligo che viene dalla constatazione del reale: su tale strada il rischio è quotidiano, e legittime sono da lunga pezza le preoccupazioni espresse tanto dagli operatori professionali stanziali e mobili - si sta parlando, nel caso il concetto sfugga, di una via da e per la dogana commerciale - quanto, e soprattutto, dai frontalieri. Quelli che a certi dilettanti di una certa classe politica italiana vengono comodi come argomento riscaldabile nel microonde per le polemiche strumentali contro il Ticino a loro avviso vessatorio, discriminatorio, approfittatore, sfruttatore, razzistico e sempre ingrato; quelli di cui qualche sindaco d'oltrefrontiera (servono esempi lato Malcantone?) si fa scudo per rivendicazioni a metà tra l'autocelebrativo e l'elettoralistico; quelli che però, ad una pavimentazione urbana tutta laccata ed ai marciapiedi con cordolatura in pietra davanti a casa, preferirebbero un pezzo di strada su cui guidare con prudenza ma senza il timore che sopra di loro si stacchi un pezzo di cielo. E si domanda, allora: tutti, proprio tutti possono affermare di sentirsi con la coscienza a posto?

pizza piazza locarno
lugachange
Claciopoli

Ultime news

promozione pubblicita

Ultimi commenti

Accesso utente

nervoso e tifoso
 
salotto gabry