“Permessopoli”, preghiera esaudita: anche oggi i nostri due indagati quotidiani

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“Permessopoli”, preghiera esaudita: anche oggi i nostri due indagati quotidiani
Fermati, denunciati ed ora a piede libero un 40enne domiciliato in Riviera ed un 63enne domiciliato nel Bellinzonese, entrambi kosovari, entrambi a pieno titolo coinvolti nel commercio di documenti falsi e/o contraffatti e/o rubati. La novità: entrambi avevano a che fare con il passatore fermato lunedì a Ponte Tresa e nel cui furgone si trovavano 11 clandestini...

Ma guarda guarda guarda: tout se tient, alla fine. Tout se tient: persino un fatto di cronaca raccontato qualche giorno fa su altro versante, e che a prima vista sembrava da mettersi in connessione con l'ordinaria attività illegale dei passatori di migranti, giunge ad innestarsi sulla folle vicenda dei permessi falsi e/o trafugati e/o negoziati illecitamente da funzionari e già funzionari a vario livello nell'Ufficio cantonale migrazione. Perché di oggi è la notizia di altri due indagati, entrambi soggetti fermati ed interrogati ed ora denunciati a piede libero: a stretta schedatura in cronaca, trattasi di un 63enne kosovaro con domicilio nel Bellinzonese e di un 40enne kosovaro con domicilio in Riviera. Pendenze, come da nota congiunta da ministero pubblico, Polcantonale e Guardie di confine: per entrambi l'infrazione aggravata alla Legge federale sugli stranieri, specificamente per incitazione all'entrata, alla partenza o al soggiorno illegale in merito al trasporto di clandestini in Svizzera; a carico del solo 63enne anche la ripetuta falsità in certificati. Urge ed impelle spiegazione, e la si trova: agenti della Polcantonale, una volta presentatisi al domicilio dell'uomo, hanno trovato tre permessi di soggiorno del Canton Ticino, tutti contraffatti e tutti - citiamo - “collegati alla vasta inchiesta in corso”.

Diciamo dunque, senza tema di smentita, che i due fungessero in qualche modo da terminali per una certa qual operazione. Un passo avanti: se hai bisogno di permessi falsificati, ed anzi se li tieni a tua comoda disposizione (addirittura in casa, tal era la presunzione di impunità e/o di non poter essere individuato, ad onta delle dimensioni dell'inchiesta e del clamore suscitato a più riprese...), si presume che per tali materiali sussistesse un'urgenza di impiego e di utilizzo. Et voilà, sorpresona: sia il 63enne sia il 40enne avevano a che fare in modo diretto con il trafficante di esseri umani che lunedì sera era stato pizzicato da effettivi delle Guardie di confine a distanza di alcune centinaia di metri dalla linea di confine, in territorio comunale di Ponte Tresa, mentre alla guida di un anonimo furgone se n'andava bel bello verso un luogo prestabilito (da lui e dai complici) per scaricare 11 clandestini kosovari. Il soggetto, un giovane con passaporto serbo, era stato tratto in arresto per incitazione all'entrata, alla partenza o al soggiorno illegali e, a sua discolpa, aveva provato a cavar fuori un raccontino fantasioso ma per nulla originale (“Li ho trovati in un'area autostradale, mi hanno chiesto un passaggio”); al contrario, sostengono gli inquirenti, egli avrebbe dovuto far riferimento ai due kosovari ora finiti sotto inchiesta.

Il “dossier”, come più volte indicato, è nelle mani del sostituto procuratore generale Antonio Perugini; non è al momento noto se, alla luce dell'ovvia relazione tra le due vicende, all'incarto verrà aggregato il fascicolo di inchiesta aperto dalla procuratrice pubblica Marisa Alfier per i fatti di Ponte Tresa. Post scriptum: a parte i 12 già indagati, si è pronti a scommettere su un paio di altri sviluppi nel breve o nel medio periodo. Certo, ci piace vincere facile.

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