“Argo 1”, i furbetti del contrattino. Prolungato dai fuchi perché... così s'usa

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“Argo 1”, i furbetti del contrattino. Prolungato dai fuchi perché... così s'usa
Giornata di battaglia dialettica in aula granconsiliare a margine dello scandalo (oggetto di inchieste penali) sulla sospetta presenza di un reclutatore di aspiranti terroristi nella società di sicurezza cui era tra l'altro affidato il Centro richiedenti asilo a Camorino. Dopo un accordo di prova, alla Divisione azione sociale qualcuno decise di lasciare tutto com'era. Per oltre due anni, in assenza di formale risoluzione...

Dopo un accordo provvisorio per cinque mesi nel 2014, la “Argo 1 Sa” di via Prati Grandi 25 a Cadenazzo fu beneficiaria dell'estensione tacita del contratto con cui fu tra l'altro gestito il Centro richiedenti asilo a Camorino. Cioè: cinque mesi, il primo contratto, stilato su criteri di urgenza perché i migranti erano come Annibale alle porte; ma per i restanti due anni ed un mese e 22 giorni, tutto in regime di proroga, alle medesime condizioni, senza una pezza giustificativa, senza la firma di Paolo Beltraminelli consigliere di Stato - che di ciò oggi ha lungamente dissertato in asperrimo pomeriggio dialettico a Palazzo delle Orsoline, sponda Legislativo, primo giorno di lavori granconsiliari - sull'opportuna risoluzione da stendersi, da prodursi, da scriversi, con uno sforzo che i funzionari avrebbero potuto fare impegnando otto minuti di correzione del testo precedente e due per le fotocopie. Ed insomma, un “novum” nella vicenduola - grama forte, per i risvolti penali legati al sospetto reclutamento di aspiranti terroristi in nome dell'Isis da parte di uno o più operatori della stessa “Argo 1 Sa” - si affaccia sulla scena: di sicuro giacché in molte faccende affaccendato, nessun funzionario cavò fuori il foglio su cui mettere due righe tali da convalidare la “prorogatio” del mandato diretto. Niente foglio, nessun avallo in termini di risoluzione governativa; nessun avallo, tutto comodo per la “Argo 1 Sa”, dove un mandato diretto di tal genere e di tal fatta era oro in gocciole e lingotti.

Insomma: furono ben privilegiati, quelli della microimpresa di Cadenazzo, che con varie esperienze condotte (in Lavizzara ed a Camorino per l'appunto) cavarono fuori denari ballanti e sonanti per quasi 3.4 milioni di franchi in mandato diretto, e chissà che cosa penseranno alcuni tra i concorrenti cui tale appaltone sarebbe parimenti stato gradito (oh, beh: essi avrebbero preteso assai di più). Ma tutto finisce qui: per quel che è di competenza dell'Amministrazione cantonale, sostiene Paolo Beltraminelli, scandalo nella vicenda non vi è, nel senso proprio del termine. E, volendosi dare retta al titolare del Dipartimento cantonale sanità-socialità, potremmo davvero chiuderla qui, perché il punto caldo della giornata di lavori nel Legislativo consisteva nella risposta alla miriade di atti piovuti all'attenzione del presidente dell'assemblea. La risposta c'è stata, per tutto quel che dall'Esecutivo era possibile riferire nella difesa del “sistema” in cui si insinuò un elemento distonico (gravemente distonico, certo, e pertinente al sospetto reclutamento di aspiranti terroristi per conto dell'Isis); ma è tema pertinente ad altri, fermo restando il fatto - informazione di giornata - che sul sospetto di qualche lacuna era già stata attivata una procedura di verifica. Insomma: prestazioni fatte, controlli materiali esperiti, fatture presentate, fatture pagate. Ecco, con un pasticcio combinato dai funzionari che in modo tacito mandarono avanti quel che più opportunamente sarebbe stato da porsi in concorso pubblico. L'obbligo di legge nella gestione dei migranti, così come imposto da Berna ai Cantoni, avrebbe in sostanza condotto a “saltare” la parte materiale del rinnovo automatico: avevano insomma troppo da fare, i funzionari preposti.

Riepiloghiamo. Il tutto, ad avviso di Paolo Beltraminelli prodottosi dapprima in un'arringa durata 66 minuti e 14 secondi e poi per ore ed ore chiamato a rispondere (già: previo voto transeunte fu stabilito di procedere secondo la formula del dibattito generale), si riduce al fatto che un nuovo documento - la risoluzione a conferma tecnica di quella adottata d'urgenza in una prima fase - non venne firmato; ma, in regime di avvenuto e reiterato prolungamento del contratto già sottoscritto, trattasi di mera questione formale. Se lacune vi sono state, e le lacune emergono ora in sede di cronaca, parlerà la magistratura (su un fronte) e parleranno gli esperti del Controllo cantonale finanze (sull'altro); all'interno dell'Amministrazione cantonale, tuttavia, c'è chi ha operato per anni ed anni dovendo fronteggiare situazioni di emergenza, dall'oggi al domani, persino da un'ora all'altra, e ciò è attestazione della qualità del lavoro. In ogni caso, sulla vicenda della società di sicurezza privata l'autorità politica cantonale agì “con tempestività” almeno nell'interrompere il rapporto di collaborazione appena ebbe luogo l'azione (drastica, con fragore di manette) delle forze dell'ordine e nell'identificare e nel trovare immediatamente una soluzione sostitutiva. Per farla breve, ed in capo generale: non è che dall'esistenza di un problema effettuale, e pertinente alla magistratura, si debba credere che le cose sono state mal condotte per ciò che è pertinente al Cantone, cioè l'alloggio ai richiedenti l'asilo. Difatti, consta quanto segue: alla “Argo 1” erano bravi, e ad attestarlo sono documenti e pareri espressi dalle autorità di vari Comuni in cui gli addetti avevano operato; alla “Argo 1” erano efficienti, ed a dimostrarlo è la disponibilità di effettivi a ciclo completo, 24 ore su 24, sette giorni su sette; per di più alla “Argo 1” offrivano più di quanto sarebbe stato garantito dai concorrenti, perché insieme con la sorveglianza era previsto anche l'accompagnamento dei soggetti affidati; infine, alla “Argo 1” erano risparmiosi, garantendosi una copertura del servizio a 35 franchi l'ora per singolo operatore più Iva, e con un'aggiuntina del 10 per cento nella fascia notturna, quando - per fare un raffronto - l'odierno titolare del servizio, subentrato in regime di urgenza, ne prende 52.80 più Iva più il citato 10 per cento così come 52.80 franchi l'ora più Iva più il citato 10 per cento esso percepisce per tener d'occhio la situazione a Mendrisio quartiere Rancate, dove trovasi il centro per l'accoglienza provvisoria in attesa di riammissione immediata su suolo italiano (insomma, quello dell'“Una notte e non di più”, perché in Italia chiudono lo sportello ad una cert'ora e lasciano la rogna sul gobbo dei ticinesi).

Proviamo a trarre due deduzioni. La prima: Paolo Beltraminelli tende ad escludere - ma non esclude di principio - qualunque trucco e qualunque inganno da parte dei funzionari; “L'errore c'è, si sarebbe dovuto agire con una procedura distinta, ma bisognerà vedere se vi sia stato un danno per lo Stato, noi condurremo tali verifiche per tramite del Controllo cantonale finanze, immagino che la magistratura opererà nello stesso senso”. La seconda: checché pensi ed opini il logorroico granconsigliere Germano Mattei, ad avviso del quale la colpa in ultimo è della stampa, qualcosa sia i giornalisti sia la magistratura sanno in più. E continueranno a scrivere, a raccontare, a cercare.

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