“Truffa dello specchietto”, la pacchia è finita

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“Truffa dello specchietto”, la pacchia è finita
In manette a Melide un 43enne italiano che aveva escogitato il “sistema della vita” - a modo suo - per lucrare su finti incidenti stradali dalle minime conseguenze. E se anche voi siete tra i raggirati, mettetevi in contatto con la Polcantonale.

Come “genio della truffa”, vabbè, sarà difficile che qualcuno possa classificarlo. Come delinquente abituale, invece, sì. Abituale perché ripetitivo nella procedura da seguirsi, sistema da lui medesimo concepito ed elaborato e sviluppato; tanto da essersi creato un vero e proprio “modus operandi”, stesso metodo per avvicinare le potenziali vittime, stessa tecnica per provocare l’incontro-scontro, stessa formula (con parlantina sciorinata all’uopo) per liquidare la pendenza sui due piedi, anziché rivolgersi alle compagnie di assicurazione. Almeno una decina, secondo quanto risulta da fonti terze, le persone finite nella trappola; da qui la contestazione della ripetuta truffa e del danneggiamento mossa a carico di un 43enne arrestato nei giorni scorsi - ma la notizia è stata diffusa solo questo pomeriggio - a Melide.

Dell’uomo si sa quanto basta: passaporto italiano, abituale frequentatore del Canton Ticino, auto sempre la solita. Perché si parli della vettura è presto detto: il tizio se ne stava seduto al volante, posteggiava a lato delle strade in attesa che arrivasse qualche altro mezzo, e quando il veicolo stava per transitare faceva sporgere un oggetto oblungo (provate a pensare ad un mezzo ombrello) dal finestrino, provocando un urto. Bella carognata, nevvero? E carognata sì: alla guida dell’auto coinvolta c’era sempre una persona anziana (si sa, gli anziani sarebbero poco affidabili quando si tratta di calcolare ad occhio gli spazi di movimento) e non c’era mai un passeggero (si sa, il passeggero si sarebbe trovato sul lato dell’incidente ed avrebbe potuto testimoniare circa il fatto che tra i due specchietti laterali, o tra lo specchietto laterale di un’auto e la portiera dell’altra, impatto non vi era stato). Tecnica sopraffina, tanto più che la tipologia della vittima veniva stabilita previa osservazione diuturna e dunque duratura. Facile l’intuire quel che accadesse sùbito dopo: strombazzata con il clacson, vettura che si ferma, guardi che mi ha urtato (con dimostrazione affidata ad un pezzo di qualcosa), ammissione di responsabilità indotta o estorta, infine la proposta tipica del buon vicino di casa che non vuole rattristare la giornata al prossimo suo. E cioè: il danno è di poco conto, secondo me posso cavarmela con un 100 franchi, non vorremo per caso disturbare la compagnia di assicurazione per simili sciocchezze, no? No, conveniva quasi invariabilmente la “controparte”: da qui il passaggio del Giacometti da un portafoglio all’altro, stretta di mano, sono cose che càpitano ai vivi, fine della commedia. O fine dell’atto, dal momento che la replica sarebbe giunta qualche minuto più tardi, magari a 200 metri di distanza, appena svoltato l’angolo.

Come non ammirare una figura così meravigliosa, altruista e ricca di sensibilità, un esaltatore della truffa “alla Totò”? Mah, gli è che proprio non si riesce ad apprezzarla. Anzi: casi del genere erano già stati denunciati, ma secondo fonti della Polcantonale vi è da presumersi che varie altre persone siano cadute nel tranello. Anziché sentirsi a disagio - qualcuno dei nostri anziani prova ancora vergogna all’idea di essere stato messo nel sacco da un signor Nonnulla -, le eventuali vittime si mettano in contatto con i responsabili del Reparto mobile Sottoceneri in seno alla Polcantonale oppure con la centrale operativa, chiamando il numero 0848.255555. Senza farsi problemi inutili, d’accordo?

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