A margine / E pensare che criticavano Riccardo Calastri…

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A margine / E pensare che criticavano Riccardo Calastri…
Prima di quattro giornate nella sessione del Gran Consiglio con caterva di pasticci tutti firmati dal socialista, ex-docente ed odierno pensionato Dario Ghisletta. Ordine del giorno stravolto, parlamentari costretti a muoversi come gli stambecchi sulle rocce (e con qualche sfracellamento da ululato), infine l’atto d’imperio con cui i lavori sono stati sospesi con ampio anticipo, e senza reale motivo se non quello dell’incapacità di gestire l’aula.

La gestione dei lavori del Gran Consiglio non è mestiere per tutti; càpita allora che, nel passato esercizio, sul lib-rad Riccardo Calastri si fossero appuntati talvolta i mugugni e gli strali dell’assemblea per qualche sonora “gaffe” nella conduzione delle attività parlamentari. Nulla in confronto ai numeri proposti oggi da Dario Ghisletta, socialista tutto d’un pezzo e che, con piglio decisionistico non dissimile da quello di un Saloth Sar (in arte Pol Pot) in preda alla gotta, ha fatto strame del programma di lavori in aula andando a stabilire un indubbio primato nel “promovimento” del disordine del giorno. Elenco tutto a saltelli, quello imposto nel progressivo marasma, mentre un Amish laico come Jacques Ducry andava su tutte le furie ed altri parlamentari s’infervoravano nel dimostrare che le procedure erano stravolte, altro che tempo-limite per gli interventi. Ne è scaturito un avantindré che bèla cômpagnia, pateracchio tra i pateracchi.

Due casi dovrebbero dirla lunga sul rebelotto generato dal solo Ghisletta Dario, che se così agiva in quanto docente (fu docente, è pensionato) ha sulla coscienza due o tre generazioni di studenti ammalati di labirintite logica. Si sapeva sin dall’inizio che, per il giorno di apertura, il programma sarebbe stato compresso in poche ore affinché tutti potessero approdare davanti alla tv o in qualche piazza (lo fece persino Luigi Pedrazzini, invero mal consigliato sulla “mise” che l’ha ingrassato sgradevolmente nell’inquadratura stretta); incomprensibile il ballonzolare dal punto numero sei al punto numero 21, con ritorno al punto numero sette e, infine, rilancio sino al punto numero 15 previo rinvio alla prossima sessione dei punti numero 23, 24, 25 e 26. Nel guazzabuglio, quando si è trattato di discutere, sulla testa di Ghisletta Dario stava per abbattersi la furia di Giove tonante; in silenzio i soli disattenti, qualcuno all’ala (eh, non saranno i compagni a sparare sui compagni) e la pantegana bionda lestissima a carpire sorrisi per il suo fascino che mai fu; quanto al resto, un battibeccare in cui il capo dell’Ufficio presidenziale, incredibilmente, pretendeva che si desse retta ad ogni suo atto d’imperio. Frase che è emblema: “Dal momento che l’argomento sulla procedura è controverso, taglio la testa al toro e decido io”. Esattamente quel che aveva fatto - ma senza attestazione manifesta - sino al medesimo istante. Infatti, botta di vita: la chiusura dei lavori era stimata per le ore 15.30, il consigliere di Stato competente sulla materia di immediata discussione non poteva restare oltre le ore 15.00, Dario Ghisletta si era però già infilato in un “cul de sac” (lo diciamo alla francese, giusto per fare il verso a colui che si era da poco prodotto nell’enunciare l’analisi del “cahier de bord” che alla pronunzia suonava tuttavia come un “cahier d’abord”) ed è scoppiato. Attività sospesa con un margine di tre quarti d’ora sull’interruzione prevista; atteggiamento ghislettiano non dissimile da quello che avrebbe tenuto un sovrano francese alla “L’Etat, c’est moi”; gente frettolosamente avviata verso l’uscita, salvo ritrovarsi - con gruppetti selezionati per appartenenza o per congrega politica - ai tavolini dei bar dirimpetto.

Qualunque bimbo delle scuole primarie avrebbe del resto capito sin dall’inizio che per Ghisletta Dario, docente pensionato, proprio non era giornata. Per dire: i primi tre punti di qualsiasi sessione parlamentare sono sempre materia ordinarissima, con presentazione dei messaggi, attribuzione dei medesimi alle commissioni, presentazione di atti parlamentari e risposta ad atti parlamentari; si trattava di comunicare un elenco di surroghe commissionali tutte interne all’Udc (prendi Gabriele Pinoja e mettilo al posto di Pierre Rusconi, prendi Pierre Rusconi e mettilo al posto di Eros Nicola Mellini, girogirotondo ripetuto sei o sette volte ancora); elenco letto dall’ambone - toh, guarda come nobilitiamo il cubicolo microfonato - e sconcertante inversione sistematica tra partenti e subentranti. Del che all’Ufficio presidenziale si accorsero solo alla fine, ecco, volevano dire che era tutto al contrario, ma nessuna scusa e soprattutto nessuna ripetizione. A scanso di altre figuracce, diciamo.

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