Dalla Romania per clonare carte Bancomat: presi ed arrestati
Per una volta si parli di prevenzione nel senso stretto del termine; per una volta si dica che tre criminali sono finiti dietro alle sbarre prima che potessero nuocere. O, almeno, nuocere di nuovo, sussistendo sul gruppo il sospetto di vari colpi messi a segno in tempi relativamente recenti. Auspicabile è in ogni caso una detenzione di lungo periodo e sino a quando siano state esperite tutte le necessarie indagini; perché non si sta parlando di ladruncoli o di topi da appartamento, ma dei professionisti che in meno di un “amen”, e con l’utilizzo di sofisticate tecnologie, possono prosciugarvi il conto corrente semplicemente tenendovi d’occhio mentre effettuate un prelievo di 50 franchi al “Bancomat”. Gli “skimmer”, come si usa dire adesso, ecco.
La banda, quasi a voler richiamare un certo qual messaggio veicolato durante la campagna “Balairàtt”, era composta da soli rumeni. Gente in ordine, eh, e con differenti livelli di esperienza: si va infatti dal 21enne al 34enne al 38enne. Il fermo e l’arresto ieri sera, intorno alle ore 20.00, al valico autostradale di Chiasso-Brogeda: viene fermata una vettura con targhe del Regno unito, le Guardie di confine danno un’occhiata ai volti ed ai documenti, poi ne danno un’altra, poi buttano lì quattro domande in croce per provare a capire quali sarebbero state le reazioni. Beh: reazioni confuse, reticenza allo stato ibrido, persino un’incapacità di spiegare quale fosse la destinazione (di solito, quando si viaggia, da qualche parte si dovrebbe arrivare). No, così non va, si devono essere detti gli uomini delle forze dell’ordine. Giusto ragionamento.
Al successivo controllo del veicolo, apriti cielo: quasi una cornucopia di attrezzi utili per le truffe informatiche, quell’abitacolo. Quella scatoletta? Ah, un rilevatore. Quell’oggetto piatto e quadrato? Ah, una trasmittente ad impulsi. Quel blocco a forma semicilindrica? Ah, una microtelecamera, e poi un’altra, ed un’altra ancora. Aggiungasi un “personal computer”. E poi, guarda un po’ quel che spunta dalle tasche degli abiti, una volta che i tre rumeni vengano sottoposti a perquisizione negli appositi locali. L’arsenale; informatico, ma non meno pericoloso di una pistola.
Esito: fermo e consegna dei tre elementi alla Polcantonale, arresto, sequestro delle apparecchiature, apertura di un fascicolo d’indagine da parte del ministero pubblico. O, per meglio dire, riacquisizione dei materiali su inchieste già aperte e confronti, confronti ed ancora confronti. Anche se sul “modus operandi”, a quanto pare, tutta questa genoria di malviventi sembra aver avuto identici professori…
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