Nervoso & tifoso / «Coltrinari alé», e l’Aspio 2005 andò a mordere la polvere

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Nervoso & tifoso / «Coltrinari alé», e l’Aspio 2005 andò a mordere la polvere
Tutto il mondo è paese, e davvero: 90 minuti di calcio da Terza categoria italiana per il successo dell’Atletico Numana con doppietta del “bomber” di casa. Ma quel che conta è l’ambiente: mogli, fidanzate e figlioletti per dar fiato ad una squadra carica di ambizioni… anche perché sta ripartendo proprio dall’ultima serie.

È un sabato qualunque di metà ottobre in quel di Numana località balneare della provincia di Ancona (Marche, Italia), cittadina assai ridente e vivace durante l’estate ma poco più di una “Ghost town” tra autunno inoltrato ed inverno (stile “Tex Willer”, chi vuol capire capisca. Tra l’altro, il personaggio più noto e pittoresco in paese viene chiamato “Tex”, fine dell’inciso). Diciamo meglio: autunno ed inverno regalano a Numana una connotazione quasi malinconica (“Hai presente il tramonto, la spiaggia deserta, l’infrangersi delle onde e il garrito dei gabbiani? Ecco, è questo che intendo”, cit.). Prendete il Gambarogno a mezza costa in novembre, ed avrete un’idea.

Fatto sta che qui ci si trova: forse per caso, o forse no, comunque sia animati dall’intenzione di integrarsi a pieno in questa realtà centroitalica che sa di borgo antico (ed antico è sul serio: i segni della storia affiorano da ogni angolo, vedansi le vestigia del circo romano, qui hanno trovato manufatti pregiati di epoche che stanno già oltre il confine di ciò che è leggendario). Ci si vuole tuttavia integrare, in questa sorta di “exclave” di Elvezia - sì, le targhe svizzere pullulano -, ed incominciandosi da quel che potrebbe essere una base dell’immaginario collettivo nella cultura popolare italica: il gioco del pallone, emblema e tradizione. Decidiamo quindi, una volta che ci sia provvisti di adeguata carica di entusiasmo, di assistere ad una partita della squadra locale. Trattasi - udite, udite - dell'Atletico Numana compagine militante in Terza Categoria, il gradino più basso nella scala calcistica peninsulare. Breve ricerca e brevissima indagine tra gli indigeni consente di scoprire che la società è stata fondata nel 2004 e che, con la scomparsa recente del SiroloNumana andato a fondersi nella “Conero dribbling” di Osimo Stazione (Stazione sta ad Osimo come Solduno sta a Locarno, ndr) con lo stesso Osimo Stazione e con l’Offagna (dove c’è uno stadio intitolato all’indimenticabile Raimondo Vianello), l’Atletico Numana è assurto al ruolo di prima rappresentativa del borgo. “Malo hic primus quam romae secundus esse”, diceva Giulio Cesare stando a Plutarco che confutava l’attribuzione a Marco Tullio Cicerone; eppoi dal basso non si può far altro che salire, se vinci 10 campionati di fila e tutti gli eventuali spareggi, spareggini e “play-off”, e se trovi gli “sponsor”, e se sistemi lo stadio, un giorno o l’altro il tuo avversario si chiamerà Milan o Inter o toh, anche Sassuolo. Questo pomeriggio invece, ti devi far bastare l’Aspio 2005, compagine di una frazione della vicina Camerano, notorietà del luogo da attribuirsi soprattutto agli stabilimenti termali - aperti, chiusi, ristrutturati parzialmente in attesa di progetto di rilancio, riaperti, chiusi di bel nuovo, riaperti infine con orari minimi - e ai centri commerciali; ma di questo poco importa a noi, determinati come siamo dal solo e nobile desiderio di integrazione.

Con tali premesse ci si avvia verso lo stadio - inteso come campo da calcio dotato di una tribunetta - “Massimo Carpano” situato in località Marcelli (“Ascolta: scendi dalla collina andando verso sud in direzione del fiume Musone - una sorta di “Monte Ceneri” marchigiano, ndr - poi segui il mare e ad un certo punto giri a destra e sarai arrivato”). Il tragitto è piacevole, ci si lascia distrarre dal mare e dal sole e dai 24 gradi sulla colonnina di mercurio; scarse le persone sulla strada, e quelle poche che incontriamo sono più che altro impegnate in attività edonistiche quali il passeggio senza precisa meta lungo il mare, la lettura di un libro sulla spiaggia e la pesca (attenzione: pronunciato “pèsca”, anche il parlare un italiano meno svizzero costituisce un deciso passo verso l'integrazione). Insomma, non si respira quel tipico clima carico di tensione da prepartita, scordatevi cortei e poliziotti. Si prende sùbito posto, al botteghino… non si paga (peccato, avremmo volentieri conservato il biglietto sulla pagina del diario di fronte a quella su cui incollammo il biglietto di Rijeka-Varaždin, altra partita vista in una località di mare); gli spettatori presenti sono una quarantina, ovvero 540 secondo la numerazione locarnese, e risultano divisi più o meno equamente tra fidanzate, mogli, pargoli ed amici dei giocatori. Tutti piuttosto pacati, nessuna giugulare che si gonfia, le sigarette sono rare ed abitudinarie e nulla hanno a che vedere con la necessità di sopperire alla tensione della gara. L’analisi sociologica conduce a stabilire due differenze rispetto alla nostra modalità di vivere il calcio; nel pubblico, pochi gli anziani che invece sono sempre numerosi, anzi monopolisti delle tribune, in landa elvetica e specialmente in Ticino; nelle conversazioni e negli incitamenti, nulla di ciò che sin dal Paleolitico fa parte dello “slang” calcistico dei territori aviti (non c’è partita senza “éns”, “opsàid” o “penanty”; e nessuno capirebbe se al simulatore di turno venisse gridato un “Dimitri”, ecco).

Poco male, la partita scivola via veloce, arriva il triplice fischio e l’arbitro manda tutti negli spogliatoi. Niente coretto “simil-Montanara”, niente “catasù”; resta la soddisfazione di aver visto un Atletico Numana a tratti brillante ed in ogni caso vincitore sul campo, per simpatia non si può che giubilare. Finisce infatti 2-0, grazie alla doppietta del “bomber” numanoide, al secolo Andrea Coltrinari che nelle movenze somiglia a Patrick Rossini. “Quattro reti in tre gare, finirà capocannoniere”, commenta uno all’uscita. Avanti così: che bello èèèè, quando esco di casaaaaa…

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