In memoriam / Il prussiano luganese che fu re dell’albergheria nel mondo

In memoriam / Il prussiano luganese che fu re dell’albergheria nel mondo
All’età di 84 anni si è spento - venerdì scorso le esequie a Ginevra - Bodo von Alvensleben, per tutti “Mr. Bodo”, celebre direttore di “hôtel” dal Regno Unito al Messico alla Svizzera al Canada. Tra le sue esperienze professionali anche un ruolo da attore nel film “La magnifica preda” con Marilyn Monroe.

Sono stati celebrati venerdì pomeriggio a Ginevra, nella chiesa titolata a san Nicolao de la Flüe su cui opera la parrocchia di lingua inglese “Giovanni XXIII”, i funerali di Bodo Giovanni Werner Gebhard Siegfried von Alvensleben zu Eichenbarleben, deceduto nella tarda serata di sabato 3 agosto alla clinica “Beau séjour” di Ginevra dove si trovava ricoverato per una polmonite. Bodo von Alvensleben, che era nato a Lugano 84 anni or sono da famiglia di antica nobiltà prussiana (capostipite Guicciardo vivente nel 1163) che era fuggita dalla Germania a causa dell’opposizione al nazismo, fu un formidabile innovatore nel mondo dell’albergheria: dalla Svizzera (a Zermatt, il “Victoria” ed il “Mont Cervin”; a Sankt Moritz, il “Suvretta house”; a Ginevra, il “Des Bergues”; a Losanna, il “Beau rivage”) al Regno Unito (compresi i Territori d’oltremare, segnatamente le Bermude), dalla Repubblica dominicana al Messico, dagli Stati Uniti al Canada.

Pur potendosi permettere di tutto, sia per censo sia per conoscenza delle lingue sia per competenze professionali acquisite con gli studi e nell’àmbito della dinastia generata da Primus Bon ristoratore ed albergatore a Zurigo, colui che per tutti sarebbe diventato presto “Mr. Bodo” scelse di iniziare a lavorare come cameriere al “Brown’s” di Londra, credendo egli nella necessità di conoscere “ogni aspetto del lavoro, se vuoi che ogni porta ti si apra davanti”; il che gli accadde, tra l’altro, quando si trovò ad interpretare una parte nel film “River of no return” (“La magnifica preda”), a fianco di Norma Jean Baker in arte Marylin Monroe e di Robert Charles Durman Mitchum, regìa di Otto Preminger. Bodo von Alvensleben fu inoltre un autentico mecenate, in particolare alle Bermude dove egli fondò - pagando di tasca propria - una scuola di albergheria; nell’arcipelago, appena 24enne, egli era giunto per la prima volta nel 1953 con l’incarico di orientare le sorti dell’ormai più che secolare “Waterloo house” di Hamilton (1815 l’anno di costruzione) e di portarla a livelli da “hôtel” a cinque stelle (il che fu sino al 2008, quando l’edificio venne demolito per fare spazio ad un palazzo di appartamenti), e qui egli fu corteggiato da Daniel Keith Ludwig, armatore e miliardario statunitense, per dirigere l’“Hamilton princess” passato di mano nel 1959, ristrutturato ed ampliato ed infine reinaugurato nel 1964. L’“Hamilton princess”, che durante la Seconda guerra mondiale era stato sede operativa degli Alleati per lo spionaggio delle comunicazioni radio e che fu condotto con mano ferma dal nuovo responsabile sino al 1975, semplicemente rifiorì e divenne punto di approdo per magnati, industriali, politici e scrittori.

Come tutti i grandi direttori di albergo, Bodo von Alvensleben seppe coltivare amicizie ad ogni livello; noto fu il suo rapporto confidenziale con Richard Milhous Nixon, 37.o presidente degli Stati Uniti. Come tutti i grandi “manager”, Bodo von Alvensleben si specializzò nel rianimare aziende malsane o persino decotte e nel trasformarle in gioielli; domandare, per informazioni, alla moglie Jenny o alle figlie Elide e Chantal. Il testamento morale di “Mr. Bodo” rimarrà racchiuso nelle pagine - non pubblicate - di un libro provvisoriamente intitolato “Five stars” (“Cinque stelle”) ed al quale l’autore stava lavorando; le ceneri, per espressa volontà dell’estinto, torneranno fra qualche giorno alle Bermude.

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